Costa Viola: da Bagnara all’Aspromonte di memoria garibaldina - il Vagamondo

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Costa Viola: da Bagnara all’Aspromonte di memoria garibaldina

by il Vagamondo / / / 25 feb 2019

mia martini

L‘itinerario parte da Bagnara Calabra, perla della Costa Viola e città natale della grande cantante Mia Martini, passando per Scilla e Palmi, ammirando un mare di grande trasparenza e, raggiunta Reggio Calabria ci s’inerpica sull’Aspromonte, luogo, dove lungo le strade tortuose, si estendono i paesaggi delle grandi vallate con alberi giganteschi e s’incontrano isolati paesini montani a oltre 1.300 m. Nel paesaggio incantato della montagna verde, come Gambarie e Pentedattilo, i faggi, i pioppi, le acacie e gli abeti s’innalzano solenni nel silenzio rotto solo dal frusciar del vento. In queste immense selve si rifugiò Garibaldi con i suoi volontari e, a ricordo di quando il condottiero fu ferito dalle pallottole piemontesi, vi sono ora il Mausoleo e il Cippo, tappa obbligatoria, dove si può vedere il maestoso albero caratterizzato da un ampio incavo in cui i compagni di Giuseppe Garibaldi lo fecero riposare quando fu ferito alla gamba.


Bagnara Calabra

L‘itinerario parte da Bagnara Calabra, situata lungo un dolce pendio fra alti roccioni. E’ una cittadina di forte tradizione marinara. I suoi abitanti godono la fama di essere i più abili nella pesca del pesce spada, infatti, all’inizio dell'estate si svolge in paese l’annuale “Sagra del Pesce Spada”.

L'appuntamento è un'occasione per tutti i buongustai di degustare i prodotti della tradizione calabrese e per assaggiare il pescespada, cucinato arrosto direttamente in piazza. La gastronomia locale va ricordata oltre per l’ottima spianata piccante, (insaccato a denominazione di origine protetta preparato con carne di maiale tagliata a pezzettoni a cui si unisce pepe nero, finocchio a grani, sale e peperoncino calabrese, anche per i dolci come la “pitta pia” (una specie di panettone), i susamelli (biscotti al cioccolato), i nzuddi (biscotti alla mandorla), i mostaccioli (biscotti al miele) e i torroni.


Enogastronomia Calabria

Da visitare assolutamente: la Chiesa barocca della Confraternita del Carmine dove c'è un baldacchino d’argento di scuola napoletana dell’800, l’abitato, caratteristico per le viuzze che s’inerpicano sull’alta costa, più volte distrutto dal terremoto e il porto, che ebbe, nei tempi passati, una certa importanza perché vi salpavano navi cariche di seta, quando la Calabria bizantina era uno dei produttori di tessuto, come la seta, più famosi del mondo. Meritevole di visita è il monumento alla grande cantante Mia Martini, Mimì così chiamata affettuosamente dai tanti suoi ammiratori, che la città di Bagnara Calabra ha voluto dedicare alla sua concittadina più famosa per renderle omaggio. Nel giardino a lei dedicato di fronte al lungomare, troviamo una targa e delle immagini di Mimì dipinte dal maestro Corrado Gaetano. Ogni anno a Bagnara Calabra si svolge un concorso canoro "Premio Mia Martini" .


monumento a mia martini

Palmi

Un’ariosa cittadina, completamente riedificata in seguito al sisma del 1908, che sorge su una sporgenza pianeggiante, all’inizio del litorale tirrenico dell’Aspromonte, con una spiaggia fantastica alternata da belle scogliere che rendono il mare eccezionalmente trasparente.

Palmi splende per i suoi bei giardini: il nome le viene dalle palme orientali che ancora svettano nelle sue belle piazze. A tavola si possono gustare un ottimo olio d'oliva, buoni vini locali e la pitta, un dolce preparato in genere nel periodo Natalizio e Pasquale.
In estate, da segnalare due feste religiose che rendono la cittadina di Palmi una delle principali mete turistiche della Calabria: la Festa della Madonna dei Marinai, Maria Santissima del Soccorso, con processione di barche, fuochi d’artificio e luminarie e, attorno a Ferragosto, la Festa di S. Rocco con la processione di fedeli avvolti negli spini chiamati gli “Spinati di Palmi”, uomini penitenti che, per ex-voto, rimangono a torso nudo durante il percorso della processione, indossando dal capo al bacino, una cappa di spine formata da rami pungenti di ginestra selvatica, mentre le donne portano solamente una corona, sempre di rami di ginestra selvatica con spine, a ricordo di quella "indossata" da Gesù Cristo sulla Croce.
Da vedere nel bel Palazzo di Città, l'importante Museo di Etnografia e Folklore, un’esperienza museale basata principalmente sugli oggetti della tradizione popolare Calabrese in cui, fra le altre cose, si può ammirare una coppia di “giganti”, mascheroni di cartapesta alti m 3 e usati tradizionalmente nelle feste paesane, costumi tradizionali, attrezzi agricoli, una dettagliata collezione di Conocchie, strumento che serve per filare, una collezione di stampi per dolci, figure di pastori, presepi e immagini sacre.
Degne di visita, inoltre, sono: l’Antiquarium Comunale, dove sono custoditi dei reperti ritrovati sui fondali del mare lungo la Costa Viola risalenti all'età del bronzo, un busto dell'imperatore Adriano, copia postuma e forse locale eseguita tra il 135 e il 140 d.C., e due statue acefale di età ellenistica e il Museo dedicato al musicista Francesco Cilea, che qui ebbe i natali ed espone spartiti, schizzi, bozzetti di scena e manoscritti, oltre a un corposo epistolario composto da circa cinquemila lettere e una ricca documentazione fotografica relativa alla vita privata e pubblica del Maestro.


Spiaggia Palmi

Scilla

Questo famoso paese sorge su una grande roccia dalla quale, minaccioso, veglia un castello che, nel passato, fu residenza dei potenti Ruffo. Il nome del paese è legato alla mitologia classica, secondo la quale Scilla era una ninfa di rara bellezza. Di lei s’innamorò il dio del mare Glauco, che però non era corrisposto dalla bella ninfa. Glauco allora chiese l’aiuto della maga Circe perché preparasse un filtro d'amore che infiammasse il gelido cuore della ninfa. Circe, però, pur grande maga, era anch'essa una donna dal cuore fragile: provò gelosia e invece del filtro miracoloso preparò un terribile veleno. La bella Scilla così, mentre usciva fresca dalle acque dal Tirreno, fu trasformata in un orribile mostro con sei teste, ognuna delle quali aveva tre file di denti. Disperata, l’ex bellissima si gettò in mare e si rifugiò in una grande grotta accanto a un altro mostro, Cariddi, gran divoratore delle acque marine. Scilla, invece, con le sue sei teste cominciò a cibarsi dei marinai che avevano la sventura di passare dalle sue parti. Glauco, d’altra parte, dovette contentarsi di vedersi dedicare, un paio di millenni dopo, una strada nella moderna Scilla. L'orrida leggenda non toglie bellezza alla rocciosa natura della cittadina affacciata su uno dei più bei mari del mondo. Nell’abitato, con le strade che si attorcigliano verso l’alto, c’è la bella Chiesa dell’Immacolata con notevoli tele e statue sacre. Dalla piccola spiaggia, che sorge quasi di fronte alla città di Messina, quando viene la primavera, si vedono le acque ribollire: sono i pesci spada che si rincorrono in giochi d’amore. Forse sono gli stessi che tra qualche tempo potremo gustare sotto forma d’involtini nelle trattorie locali.


Castello-Ruffo-di-Scilla

Reggio Calabria

Reggio Calabria, tutta affacciata sul mare che dà sullo stretto, è una città vivace e moderna. I suoi palazzi, specie dopo il terremoto del 1908 che la rase al suolo, non sono troppo alti per giuste preoccupazioni sismiche. La passeggiata più tranquilla è quella sullo splendido Lungomare, che si affaccia sullo stretto dei mitici Scilla e Cariddi. Fra leggende, riflessi di luci e odori di bergamotti e gelsomini che costellano la bella costa, Reggio Calabria ha anche famosi monumenti. Il Museo Archeologico Nazionale è il più importante d’Italia per la raccolta di opere sulla Magna Grecia, come i Bronzi di Riace, due statue di bronzo di provenienza greca databili al V secolo a.C. pervenute in eccezionale stato di conservazione, trovate il 16 agosto 1972 nei pressi di Riace Marina, in provincia di Reggio Calabria. Sono considerate tra i capolavori scultorei più significativi dell'arte greca e tra le testimonianze dirette dei grandi maestri scultori dell'età classica.


bronzi riace

Sul Lungomare sono visibili i resti di mura greche e quelli delle Terme romane. Il Duomo è stato ricostruito dopo il sisma del 1908, conservando numerosi elementi artistici dei secoli scorsi. Elegante e accogliente è il bel Teatro Comunale e, nei bar, si possono gustare d'estate squisiti gelati confezionati secondo antiche ricette locali. Sul Lungomare, poi, c'è un caffè, nel quale si prepara quella che forse è la panna migliore d’Italia. La gastronomia reggina offre un ottimo olio, asparagi, melanzane, pomodori, maccheroni, pesce spada, marmellata di arance, miele, fichi secchi ammandorlati, torroni e buoni vini locali.


Reggio Calabria Duomo

Gambarie

Piccola cittadina sita a m 1.300 nel cuore dell’Aspromonte viene anche chiamata la “montagna verde” per la sua ricchezza di boschi e pinete. Ha una grandiosa pista da sci che sbocca sullo Spuntone dello Scirocco (m 1.660), raggiungibile con una comoda seggiovia. A km 7 da Gambarie, in un fitto bosco, sorge il Mausoleo dedicato a Garibaldi. Qui l’eroe dei due mondi fu ferito dalle truppe italiane che gli contrastavano il passo nel momento in cui, nel 1862 tentava di raggiungere Roma. Nel Mausoleo, al quale si accede attraverso due belle scalinate, dominano una gigantografia di Garibaldi disteso a terra e con la gamba ferita scoperta, una bandiera tricolore di reduci garibaldini, lapidi e corone di alloro. Sul frontone del monumento c’è un bel bassorilievo e, sulle rampe delle scale, sono incisi alcuni versi commemorativi del Carducci. A pochi passi dal Mausoleo si erge, circondato da un’alta cancellata, l’albero altissimo presso il quale fu adagiato l'eroe ferito.


ceppo garibaldi gambale

Melito di Porto Salvo

Melito di Porto Salvo, piccola cittadina distesa sul mare, è un centro pieno di vita ed è legata ai ricordi delle eroiche imprese garibaldine, accogliendo Giuseppe Garibaldi e i suoi valorosi “Mille” che, arrivati dalla Sicilia, sbarcarono il 19 agosto del 1860 sulla spiaggia di Rumbolo, a poche centinaia di metri dal Santuario di Porto Salvo. Garibaldi sbarcò nuovamente a Melito di Porto Salvo il 25 agosto 1862, quando giunse in Calabria con le sue Camicie Rosse durante una sua operazione militare volta a conquistare Roma e rimuovere Papa Pio IX. A ricordo di questi storici eventi, una Stele commemorativa è posta presso il Museo Garibaldino. Il Museo ospita le tombe di alcuni soldati, le armi e gli indumenti di Garibaldi, oltre a suoi numerosi scritti, documenti e cimeli. Altro luogo simbolo da visitare è la Casina "Ramirez", dove Giuseppe Garibaldi soggiornò subito dopo gli sbarchi.


Borgo di Pentedattilo

Il borgo è una frazione del Comune di Melito Porto Salvo e fino al 1811 fu comune autonomo. Annidato sotto il Monte Calvario a m 320 di altitudine, è dominato da rocce altissime che si levano verso il cielo come le dita di una mano spalancata. Il nome della località viene, infatti, dal greco e significa “cinque dita”. Case dai tetti rossi si levano sotto le forti rupi e lungo di esse si sviluppano strade tortuose. Appaiono anche i ruderi di un castello e un bel campanile.  Il borgo offre ai visitatori indimenticabili passeggiate nelle strette stradine e una vista dell’Etna mozzafiato. Un panorama unico e affascinante che offre tramonti carichi di magia.

Pentedattilo fu feudo dei potenti Alberti e nella dirupata Chiesa, dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo, c’è una bellissima pietra tombale che splende con il suo marmo purissimo fra le mura fatiscenti. Al castello, invece, è legata una sanguinosa cronaca. Nella Pasqua del 1686, giunse qui Bernardino Abenavoli del Franco, barone del vicino feudo di Montebello, cui era stata rifiutata la mano di una sorella del marchese Alberti, feudatario di Pentedattilo. Il disonore, naturalmente, andava lavato e il barone giunse al castello con 150 Albanesi e uccise tutta la famiglia Alberti e violentò la donna che non gli avevano voluto dare per sposa. Subito dopo, narrano sempre le storie antiche, la sposò e poi la consegnò all’Arcivescovo di Reggio, che la rinchiuse in un monastero.
Pentedattilo è ormai una città disabitata, molti o si sono spostati più a valle o sono emigrati. Per le vie silenziose appare solo qualche donna che non ha voluto lasciare la vecchia casa e numerose pecore che brucano l’erba avara.
Eppure, Pentedattilo fu un centro importante. Nel secolo scorso, nel paese vivevano circa 2.000 persone e c'erano famiglie che avevano sino a 200 alveari con una produzione di purissimo miele.
In tempi recenti il “paese fantasma” sta rinascendo grazie alle iniziative promosse dall’Agenzia Borghi Solidali, che ha consentito di avviare nelle vecchie casette del borgo importanti attività: la rete dell’ospitalità diffusa, il museo delle tradizioni popolari, mostre, laboratori didattici, botteghe artigiane.
Ogni estate l’antico borgo e il suo anfiteatro sono una delle tappe più importanti del prestigioso festival itinerante “Paleariza”, un festival etno-culturale-musicale delle antiche radici della cultura greco-calabra, che accoglie da quasi venti anni migliaia di persone. Inoltre, tra agosto e settembre, si svolge il festival internazionale di cortometraggi “Pentedattilo Film Festival” che accoglie ogni anno artisti da ogni parte del mondo.


pentedattilo
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