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Viaggio nei luoghi della storia: il museo ferroviario di Pietrarsa

by il Vagamondo / Campania luoghi della storia / 24 gen 2017

Pietrarsa9

Nel 2011 è stata inaugurata a Roma la nuova stazione Tiburtina dell’Alta Velocità, intitolata a Cavour e tutti i telegiornali italiani diffondevano queste parole: “la stazione è intitolata al Conte Camillo Benso di Cavour, il primo che pensò di modernizzare il paese con le strade ferrate”. Falso, perché la prima ferrovia piemontese, la Torino-Moncalieri, fu inaugurata nel 1848. Fino ad allora il Piemonte aveva acquistato decine di locomotive napoletane da Pietrarsa il cui reparto di produzione locomotive a vapore fu inaugurato nel 1845. Gli acquisti cessarono solo con la fondazione dell’Ansaldo che poi avrebbe beneficiato, dopo l’unità, delle commesse della stessa Pietrarsa mandata a chiusura e relegata prima a officina di riparazione e poi a museo.

A Pietrarsa, c’era la più grande industria metalmeccanica d’Italia estesa su una superficie di 34mila metri quadri, l’unica in grado di costruire motrici navali e le Due Sicilie erano l’unico Stato della penisola a non doversi avvalere di macchinisti inglesi per la loro conduzione poiché, dalla sua fondazione, fu istituita la “Scuola degli Alunni Macchinisti”. Erano costruiti, oltre agli oggetti dell’industria metalmeccanica come torni, fucine, cesoie, gru, apparecchiature telegrafiche, pompe, laminati e trafilati, caldaie, cuscinetti, spinatrici, foratrici, affusti di cannone, anche locomotive e vagoni, inoltre solo Pietrarsa, in Italia, possedeva la tecnologia avanzata per realizzare i binari ferroviari. Quest’officina meccanica, nata nel 1840 a Portici, precedeva di quarantaquattro anni la costruzione della Breda e di cinquantasette quella della Fiat ed era molto rinomata in tutta Europa. I Savoia, ben quindici anni più tardi, a metà dell’800, chiesero e ottennero di poterla riprodurre in scala, senza pagare i diritti, nel primo stabilimento metalmeccanico del Regno d’Italia, la futura Ansaldo di Genova; anche lo Zar Nicola I, dopo averla visitata, la prese come esempio per la costruzione del complesso di Kronstadt. Alla vigilia dell'unità, al Nord solo l'Ansaldo di Genova è a livello di grande industria, tuttavia essa aveva 480 operai contro i 1.500 di Pietrarsa di cui 820 tra disegnatori, modellatori, cesellatori, tornieri, limatori, montatori e 230 “operai militari” che alloggiavano in una caserma all’interno dello stabilimento.
Con le vicissitudini legate all’Unità d’Italia, dalle varie cessioni nella gestione a privati prima, che portò alla riduzione dei posti di lavoro con scioperi e gravi disordini repressi nel sangue, alla nascita delle Ferrovie dello Stato Italiano nel 1905 dopo, e con l'avvento dei nuovi sistemi di trazione elettrica e diesel, ebbe inizio il lento ma inesorabile declino, culminato il 15 novembre 1975 con il decreto di chiusura e la decisione di farne di Pietrarsa un museo ferroviario, sfruttando i vecchi capannoni della prima fabbrica di locomotive d'Italia. L'inaugurazione avvenne il 7 ottobre 1989 in occasione del 150° anniversario delle ferrovie italiane. Poi chiuso e, dopo un lungo periodo di ristrutturazione, il museo è stato riaperto il 19 dicembre del 2007.
L'antico stabilimento, sede del Museo Ferroviario, costituito da sette padiglioni per un'estensione complessiva di circa 36.000 metri quadrati, ospita locomotive a vapore, locomotive elettriche trifase, locomotive a corrente continua, locomotori diesel, elettromotrici, automotrici e carrozze passeggeri. Nel museo vi è anche una ricostruzione della Stazione Bayard e dei vagoni della Napoli-Portici.
Una statua tra le più grandi realizzate in ghisa in Italia, posta nel piazzale del complesso museale, mostra Re Ferdinando II di Borbone nell’atto di indicare il luogo dove costruire le prime officine ferroviarie delle Due Sicilie e dell’intera Penisola. Un’iscrizione ricorda che lo scopo del sovrano era di svincolare lo sviluppo tecnico e industriale del Regno dall’intelligenza straniera.



Buon weekend a Napoli!




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Come arrivare al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa

In auto: per chi proviene dalla A1 Roma Napoli: uscita Napoli Centro - Via marittima direzione Portici, alla fine di Via San Giovanni a Teduccio svoltare a destra in Via Pietrarsa. Per chi proviene da Salerno, percorrendo l’autostrada A3: uscita Ercolano - Bellavista o S. Giorgio a Cremano: direzione Napoli.

In treno: la stazione interna al Museo è Pietrarsa - S.Giorgio a Cremano. I treni che fermano al Museo sono quelli diretti a Salerno o a Torre A. Centrale/Castellammare. E' previsto uno sconto sul biglietto intero di ingresso al Museo per chi raggiunge in treno metropolitano il Museo di Pietrarsa.

In autobus: con i mezzi dell’ANM: da Piazza Garibaldi prendere gli autobus 254 e 256 direzione San Giorgio a Cremano; da Via Marina/Viale Amerigo Vespucci gli autobus 157, 254, 255 e 256 direzione Portici, fermata Napoli-Pietrarsa.

Giorni e orari di apertura del Museo:

giovedì dalle 14:00 alle 20:00
venerdì dalle 9:00 alle 16:30
sabato, domenica e festivi dalle 9:30 alle 19:30
da lunedì a mercoledì su prenotazione per gruppi

Per i visitatori diversamente abili o con mobilità ridotta

Il Museo predispone di un accesso facilitato per tutti i visitatori diversamente abili o con mobilità ridotta. Per accedere al sito museale si prega di telefonare preventivamente al numero 081-472003 per prenotare l’ingresso dedicato dal cancello carrabile, con attraversamento a raso, a cura del personale di stazione.
Infolinks Museo ferroviario di Pietrarsa:
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